

La mente opera continuamente dei confronti con gli altri, critica, dice se una tal cosa può essere fatta oppure no, mostra talvolta spietatamente le cose che non vanno nella propria vita, trasporta in scenari inquietanti che riguardano il futuro o, all’improvviso, può far sì che emerga un ricordo del passato che s’impone a tal punto da impedire di vivere un determinato momento così bello e piacevole.
Se si resta impigliati nella mente, o si è troppo proiettati nel futuro o nel passato, non si vive il momento presente, il quì e ora.
Il bambino ha diretta esperienza della vita, non la filtra attraverso la mente. Solo successivamente, con la maturazione del cervello e l’uso del linguaggio, inizia il pensiero astratto. Nulla di male in ciò! Il problema è che man mano si possa venir risucchiati nella propria mente. Allora succede che i pensieri determinano, guidano, dominano!
Naturalmente questo è negativo solo se avviene in misura sproporzionata, infatti l’uso oculato della ragione come guida dell’esperienza non rappresenta nulla di anomalo. La mente di per sé non è qualcosa di positivo o negativo, può essere amica o nemica a seconda di come la usiamo.
L’approccio terapeutico dell’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) che si può leggere sia come acronimo A.C.T che come un’unica parola ACT così come viene intesa nella lingua inglese, significa appunto che l’agire è importante per vivere davvero una vita piena e ricca secondo i propri VALORI. I valori, secondo l’ACT, rappresentano ciò verso cui andare.
Viviamo al centro del bersaglio o alla periferia? Dove ci collocheremmo nella nostra esistenza su questo pianeta, immaginandola “suddivisibile” nei seguenti quattro grandi ambiti LAVORO/STUDIO, TEMPO LIBERO,RELAZIONI, CRESCITA PERSONALE/SALUTE?
Le cinque fasi dell’ACT
METTERSI IN CONTATTO CON IL MOMENTO PRESENTE – per fare questo, è importante comprendere la fusione coi propri pensieri. Quando si è fusi con essi? Lo spiegherò con una metafora: se si porta un libro davanti agli occhi (il libro in questo caso rappresenta i pensieri), ci si accorgerà che non si è più in relazione con l’ambiente circostante, né con l’ eventuale interlocutore perché la visione e il contatto con le cose d’intorno è impedita, non si riuscirà ad avere una conversazione con l’altro o accorgersi di ciò che egli fa; non sarà possibile compiere azioni che fanno funzionare la propria vita.
L’EVITAMENTO – Cosa significa? Che la persona lotta continuamente con pensieri, ricordi, fantasie spiacevoli che le arrecano dolore, insomma, fa di tutto per controllare ciò che le provoca disagio, aumentando di fatto, la sofferenza. Per meglio comprendere, continuiamo con la metafora precedente. Si prenda il libro e si cerchi si spingerlo, come a volerne disfarsene, lo si allontani da sè, mentre il terapeuta oppone una forza opposta (Questa azione rappresenta il fatto che i pensieri che più li si scaccia, più aumentano la loro forza e resistenza); dopo pochi secondi, si proverà un certo indolenzimento alle spalle. E’ la fatica e la mancanza di energia nell’aver sostenuto uno sforzo. Oltre a ciò, se si volessero fare altre attività mentre si sta lottando, non lo si potrebbe fare in quanto impegnati strenuamente in un’azione che di fatto blocca.
Si rifletta sul fatto che se lo stesso viene fatto per anni, tutto l’essere sarà stanco e mancante di quella energia che sarebbe potuta essere investita in attività dirette al raggiungimento di una vita più ricca e soddisfacente secondo i propri Valori.
L’ACCETTAZIONE – Si prenda ora il libro e lo si posi sulle ginocchia. I vantaggi sono tanti: si possono fare altre attività, si è più liberi; i pensieri sono ancora lì, si lascia che continuino ad esistere ma si decide semplicemente di non lottare contro di essi. Mentre essi “stanno lì”, si può continuare a fare delle azioni utili, fattibili, dirette al soddisfacimento!
IL COSTO DEL CONTROLLO – in un mondo ideale, sarebbe bello semplicemente disfarsi dei pensieri e delle emozioni negative, ma non è possibile. Il paziente è invitato in questa fase a ripensare a tutte le azioni intraprese per controllare i pensieri senza nessun risultato a lungo termine, raggiungendo solo un breve sollievo a breve termine. Fra questi tentativi, rientrano: farmaci, alcool, libri di auto-aiuto, video tutorial, restare a letto, bisimarsi, incolpare gli altri, evitare situazioni ansiogene, fare psicoterapia. Sì, anche quello talvolta può avere lo scopo di raggiungere il risultato del controllo delle emozioni e dei pensieri che arrecano sofferenza!
E’ in questa fase che si prende consapevolezza del fatto di dover sostituire tale approccio controllante con altro.
LA MINDFULNESS – si apprenderanno quindi abilità di mindfulness, cioè capacità di restare in contatto col momento presente. Non si lotterà più coi pensieri, semplicemente li si lascerà “lì” (sulle ginocchia, nella metafora del libro) perché si può vivere una vita bella e piacevole anche in presenza di dolore. Non si resterà più bloccati, fusi, aggrappati ai propri pensieri ma ci si impegnerà in attività utili, concrete ed efficaci.
Questo non significa però diventare oltranzisti della mindfulness in quanto tutti noi viviamo in qualche modo fusi coi nostri pensieri ed evitiamo le esperienze interne spiacevoli in qualche misura. Questo diventa bersaglio terapeutico solo quando diventa limitativo o intralcia un percorso di vita arricchente, soddisfacente e di valore.
Dott.ssa Angela Varasano
Psicologa e Psicoterapeuta
Via Pitrè 1, angolo via Livorno (Piazza Bilogna)