

“Penso, dunque sono”, affermava Cartesio, il grande filosofo razionalista del Seicento. Io, soggetto, sono il mio pensiero. Tutta la realtà è nel mio pensiero! Oggi ci domandiamo se identificarsi coi propri pensieri sia giusto o no, se sia adattivo, se migliori o no la vita.
Già con il Cognitivismo, prima con Aaron Beck e poi con la REBT (Rational Emotion Behaviour Therapy) di Albert Ellis, l’accento è stato posto sui processi cognitivi e quindi sui pensieri che la mente produceva, come fonte di benessere o malessere, di adattamento o disadattamento. La terapia è quindi consistita nel porre il focus terapeutico proprio sui pensieri, per condurre la persona alla consapevolezza che sono le cognizioni a produrre comportamenti disadattivi ed emozioni negative.

La ricerca si è successivamente concentrata non tanto e non solo su ciò che l’individuo pensa ma sul modo in cui egli si mette in relazione a quello che pensa. E’ la ‘terza ondata’ del Cognitivismo, la cosiddetta RFT —-> RELATIONAL FRAME THEORY, fondata da Steven Hayes da cui è nata la terapia dell’ACT —> ACCEPTANCE and COMMITMENT THERAPY. Secondo questo approccio terapeutico, il soggetto può intrattenere coi propri pensieri un rapporto di FUSIONE. Egli NON considera il suo pensiero in quanto tale, cioè un semplice pensiero ma un evento reale. Facciamo un esempio: se mi considero inadeguato alle relazioni amorose, questo pensiero influenzerà il mio comportamento. Questo rapporto fra l’individuo e i suoi pensieri è un rapporto di FUSIONE COGNITIVA, di ‘aggancio’ coi propri pensieri: io sono il mio pensiero, il mio pensiero e’ la realtà. Può accadere che si arrivi a non saper distinguere la realtà sensoriale dai pensieri.
L’intervento terapeutico dell’ACT basato sulla RELATIONAL FRAME THEORY si andrà a focalizzare non tanto sui contenuti del pensiero (ciò che penso) ma sul processo del pensare e sul modo in cui l’individuo si relaziona con esso. L’obiettivo è la DEFUSIONE. Che il pensiero sia depressivo o ansiogeno, non è così importante: ciò che conta è QUANTO questo pensiero disfunzionale impatti sulla vita reale della persona e quanto la faccia soffrire.
Con la defusione si impara che i pensieri non sono altro che pensieri, storie, discorsi che ci si racconta anche con l’aiuto del linguaggio ma che non necessariamente sono veri per il sol fatto di essersi presentati alla nostra mente. Così il pensiero “Non riesco ad intrattenere relazioni sentimentali” si trasformerà in “HO IL PENSIERO di non riuscire a intrattenere relazioni sentimentali”. Questo non significherà COMBATTERE e cercare di CONTROLLARE il pensiero ma ACCETTARLO per quello che di fatto è (ACCEPTANCE) e lasciarlo scorrere, lasciargli spazio ma diminuirne l’influenza e la potenza.
Altro aspetto importante dell’ ACT è l’evitamento esperenziale. Spesso la persona che soffre, cerca di EVITARE particolari esperienze personali, emozioni, sensazioni fisiche, pensieri, ricordi. Ciò provoca un gran dispendio di energia e un intensificarsi degli eventi stessi. Più li si controlla e si evitano, maggiore sarà la loro forza. Ad esempio, la dipendenza da sostanze, dipende dal tentativo dell’individuo di EVITARE sensazioni di vuoto, o di ansia, o depressione. Nel caso di rituali ossessivi, si cerca di controllare/evitare sensazioni spiacevoli introducendo azioni compulsive che, invece di diminuire la sofferenza, la aumentano perché aggiungono un problema al problema. L’ACT si fonda invece sull’ACCETTAZIONE DELL’ESPERIENZA, sull’accoglimento di quanto si vive interiormente.

Questa fase è nota come MINDFULNESS (CONSAPEVOLEZZA) della propria esperienza dove l’attenzione è tutta concentrata sul quì e ora, cioè sull’esperienza presente, senza valutazioni rigide o giudizio severi.
Il passo successivo è quello dell’IMPEGNO (Commitment) secondo i propri VALORI.

Le energie psichiche che prima venivano usate per controllare ed evitare la propria esperienza dolorosa, viene adesso utilizzata per impegnarsi concretamente nel miglioramento della propria vita secondo quello che è davvero importante, secondo il proprio significato e valore. La persona si chiederà cosa è DAVVERO IMPORTANTE per lei, che persona vuole essere e impegnarsi quindi per realizzare il suo progetto.