QUANDO LA FELICITA’ INTRAPPOLA

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Noi tutti cerchiamo la felicità ma, a ben guardare, mentre la agogniamo, ci comportiamo spesso in modo opposto. Siamo imbrigliati nella “lotta” e nel controllo con quel qualcosa che sembra impedircelo ed è qui che diventiamo infelici.

La maggior parte dei libri di auto-aiuto sono pieni di convinzioni che concorrono a rinchiuderci in una trappola psicologica. Le convinzioni sembrano avere molto senso… “tutti sanno che è così”, dopotutto.

Il nostro mondo occidentale fornisce apparentemente tutte le possibilità per essere felici: cibo, igiene,  cure mediche, buone abitazioni…  Eppure l’uomo di oggi non sembra essere felice. Ci sono oltre ai libri di auto-auto anche couselor, life-couch, assistenti sociali, psicologi  tutti intenti a ridurre la sofferenza e aumentare la felicità. Ma le cose non vanno.

Non si tratta infatti di controllare i sintomi, il dolore, la sofferenza, l’ansia, la tristezza, ma accettarli e far loro spazio come NORMALI sentimenti umani. 

LE FAVOLE ci preparano da piccoli a cercare la felicità; esse, infatti, si concludono sempre con “E vissero felici e contenti”; il Bene vince sempre, e questo accade sempre anche nella maggior parte dei romanzi. 

Ma chiediamoci: questo corrisponde alla nostra esperienza di vita?

In realtà, la ricerca della felicità , si basa su alcuni MITI che andrebbero sfatati. Ecco, qui di seguito, i più importanti:

  1. La felicità è la condizione umana naturale degli esseri umani. La nostra cultura ci insegna che siamo felici per natura ma le statistiche mostrano il contrario. I disturbi psichiatrici sono in aumento così come i problemi non di natura prettamente psichiatrica: solitudine, isolamento sociale, crisi di mezza età, divorzi, stress, mancanza di scopo o di senso… E molti sono convinti, oltretutto, che tutti siano felici tranne loro. Cosa che genera ancora più infelicità
  2. Se non sei felice, c’è qualcosa che non va. Da qui  consegue che se “soffro” o provo dolore, sono anche “malato”. E se avrò dolore o emozioni spiacevoli, mi rimprovererò per la mia “debolezza” o “stupidità”.
  3. Per avere una vita più felice dobbiamo eliminare i sentimenti negativi.  In una cultura ossessionata dal “dover” essere felici e “sentirsi bene” a tutti i costi, va da sé che i sentimenti negativi si debbano eliminare! Sembra che “dobbiamo” combattere, lottare contro i sentimenti negativi e “sostituirli” con quelli positivi. Desideravo da tanto fare un determinato lavoro o avere una relazione con quello specifico “lui” /“lei”? Ebbene, prima o poi, accanto alla gioia nell’aver realizzato il mio sogno, nascerà qualche tipo di frustrazione o disagio; cosa perfettamente normale ma che, se si rimane impigliati e intrappolati nei Miti che si stanno ora esponendo, sembreranno negativi e si entrerà in lotta con essi.
  4. Dovresti essere più capace di controllare ciò che pensi e che provi. In realtà sui nostri pensieri abbiamo molto meno controllo di quanto pensiamo. Molto più utile sarebbe, come insegna l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), lasciare che i pensieri andassero e venissero liberamente senza che esercitare  un controllo attivo su essi (se in un ristorante si sente una voce molto alta che dà fastidio, più si cercherà di ignorarla e controllarla, più diventerà fastidiosa!). Il controllo è una illusione. Possiamo controllare il mondo esterno, ma non il nostro mondo interiore. Tale illusione ha inizio da piccoli; ci viene infatti spesso ripetuto di “non piangere”, “non piangersi addosso”, “non c’è niente di cui avere paura” ecc…  e questa illusione continua anche a scuola; se piangi sei “piagnucoloso” o “femminuccia” oppure ti viene detto di “fartela passare”  o di “rilassarti” “tirarti su” e così via. Dovremmo quindi avere come un interruttore interno sui nostri sentimenti!

Le strategie di controllo più comuni sono 

STRATEGIE DI FUGA—> nascondersi/fuggire, distrarsi, estraniarsi/intontirsi

STRATEGIE DI LOTTA —> reprimere, discutere, dominare, auto-costringersi

Cosa c’è che non va in questo? Dipende da quanto li si usa. Nulla di male se li si usa ogni tanto e se sono utili, problematici quando li si usa in maniera eccessiva o in situazioni in cui non possono funzionare ma li si applica “astrattamente”.

Ma chiediamoci ora quale sia il rapporto fra controllo e felicità.

  1. Anzitutto le strategie di controllo implicano un uso eccessivo di energia
  2. Funzionano a breve termine ma non a lungo termine
  3. Ci sentiamo sconfitti se i sentimenti “negativi” continuano a tornare

E anche quale sia il rapporto fra evitamento e felicità. Cerchiamo di ricordare ogni strategia  da noi messa in atto per reprimere/cancellare/eliminare sentimenti spiacevoli e chiediamoci quanto e se ci siamo riusciti. Ci accorgeremo che la cosa ha funzionato solo nel breve periodo ma non nel lungo periodo.

Come uscire da queste trappole?

Anzitutto essendone consapevoli. Poi, trasformare il proprio mondo interiore rapportandosi ai propri pensieri in modo nuovo (per sviluppare flessibilità psicologica) e per fare in modo che questi abbiano meno impatto sulla propria vita (Defusione). Quindi fare spazio alle proprie emozioni invece di cercare di eliminare e sprecare così tempo ed energie inutilmente (Accettazione). Connettersi con le cose che stanno accadendo nel qui e ora, nel momento presente (Connessione). Agire secondo il Sè osservante (La consapevolezza) e non il Sè che pensa. Agire secondo ciò che è davvero importante per te (I Valori) e non compiere azioni “qualsiasi”.

Altro motivo di infelicità è il fatto che nella società Occidentale, si confonde l’obiettivo col risultato.  Se essere felice significa raggiungere il risultato laurea/matrimonio/guadagno/ ecc, e la mia energia è tutta diretta al conseguimento di questo scopo/risultato, vuol dire che tutto ciò che ho ORA e cioè non ho ancora il matrimoni/lavoro/ guadagno ecc, è NON – FELICITA’.

MA se invece  considero la felicità il momento presente, mi godo pienamente il percorso, la vita, l’adesso e, molto probabilmente, arriverò al risultato/obiettivo senza stress, più velocemente e più pienamente.

IMPORTANZA DEL PROCESSO RISPETTO AGLI OBIETTIVI

METAFORA DELLO SCI

Supponi di andare a sciare. Sali sulla cima del pendio e stai per sciare in discesa quando arriva un uomo, ti prende, ti chiede dove stai andando, tu rispondi che stai andando sulla baita laggiù e lui ti risponde: “ Ti posso aiutare a farlo” e subito ti prende , ti mette su un elicottero e ti porta alla baita. Tu rimani sbalordito!  Sali ancora sulla cima  del pendio, stai per sciare  quando ancora una volta  quell’uomo ti prende, ti mette su un elicottero e volate ancora una volta verso la casetta. Saresti abbastanza seccato! Probabilmente diresti: “ Hey! Voglio sciare!”

Ebbene, sciare non significa solo arrivare alla baita (risultato). Per arrivare alla baita possono essere compiute un numero notevole di (altre) attività. Sciare è un particolare processo per arrivare lì. Ma anche arrivare alla baita è importante perché attiva quel processo (sciare) per arrivare lì. 

L’obiettivo (la baita) è importante perché attiva il processo (sciare)  che diventa il vero obiettivo. 

Quindi il nostro vero obiettivo non è raggiungere la felicità ma far sì che il voler essere felici attivi il processo per raggiungerla e godersi il momento presente mentre ci si lascia coinvolgere pienamente dalle azioni che consapevolmente si scelgono secondo i desideri più profondi del nostro essere.

Ancora: se per me l’obiettivo lavoro/matrimonio/ soldi/ successo significa essere felice e io sono infelice MENTRE ANCORA non ho ottenuto le suddette, allora probabilmente passerò la mia vita ad essere in una condizione di MANCANZA e di infelicità. Inoltre, quando avrò raggiunta l’ agognata felicità (raggiungimento dell’obiettivo) essa, come tutte le emozioni umane, durerà un tempo breve, non sarà stabile.

SE invece  considero l’obiettivo lavoro matrimoni, soldi/ successo come qualcosa che attiva il processo (la baita della metafora), allora sperimenterò molto  più probabilmente un senso di soddisfazione e pienezza e sentimenti ed emozioni molto più stabili e duraturi!

QUESTIONARIO SUL CONTROLLO DEI PENSIERI E DELLE EMOZIONI

(di Steven Heyes)

Per ogni coppia di affermazioni, scegli quello che meglio si adatta alla tua esperienza. La risposta che scegli non deve essere necessariamente vera per te al 100%, deve semplicemente descrivere il tuo atteggiamento “generale”

1a. Per avere successo nella vita devo avere un buon controllo delle mie emozioni

1b. Non è necessario che controlli le mie emozioni per avere successo nella vita

2a. L’ansia è brutta

2b. L’ansia non è né bella né brutta. E soltanto un’emozione spiacevole

3a. Se non li controlli e non li elimini, i pensieri negativi e le emozioni ti faranno male

3b. Anche se spiacevoli, le emozioni e i pensieri negativi non ti faranno male

4a. Ho paura di certe emozioni forti che provo

4b. Non ho paura delle emozioni, per quanto forti

5a. Per poter fare una cosa importante, devo prima togliermi ogi dubbio

5b.posso fare una cosa importante anche quando ho dei dubbi

6a. Quando emergono dei pensieri e delle emozioni negative, è importante ridurli o eliminarli il più presto possibile

6b. Tentare di ridurre o eliminare le emozioni e i pensieri negativi, spesso è causa di problemi. Se lascio semplicemente che essi siano presenti, si modificheranno, com’è naturale nella vita

7a. Il metodo migliore per gestire le emozioni e i pensieri negativi consiste nell’analizzarli e poi utilizzare quello che si è scoperto per eliminarli

7b. Il metodo migliore per gestore le emozioni e i pensieri negativi consiste nel riconoscerne la presenza e lasciare che essi siano presenti, senza doverli analizzare e giudicare

8a. Diventerò “felice” e “sano” migliorando la mia capacità di evitare, ridurre o eliminare le emozioni o i pensieri negativi

8b. Diventerò “felice” e “sano” lasciando che le emozioni e i pensieri negativi vadano e vengano liberamente e imparando a vivere efficacemente quando sono presenti

9a. Se non riesco a reprimere o a eliminare una reazione emotiva negativa, è segno di debolezza o incapacità personale

9b. Il bisogno di controllare o eliminare una reazione emotiva negativa è un problema in sé

10a. Il fatto di avere pensieri ed emozioni negativi è segno che non sono psicologicamente sano e che ho dei problemi

10b. Il fatto di avere pensieri ed emozioni negative vuol dire che sono un essere umano normale

11a. Le  persone che controllano la loro vita sono in generalmente in grado di controllare ciò che provano

11b. Le persone che controllano la loro vita non hanno bisogno di controllare le loro emozioni

12a. Non va bene sentirsi ansiosi e faccio di tutto per evitarlo

12b. L’ansia non mi piace ma posso provarla

13a. Le emozioni e i pensieri negativi sono il segno che nella mia vita c’è qualcosa che non va

13b. Le emozioni e i pensieri negativi sono una parte inevitabile della vita per chiunque

14a. Devo sentirmi bene per fare qualcosa di importante e difficile

14a. Posso fare una cosa importante e difficile anche se mi sento ansioso o depresso

15a.cerco di reprimere i pensieri e le emozioni spiacevoli semplicemente non pensandoci

15b. Non cerco di reprimere i pensieri e le emozioni che non mi piacciono. Lascio che vadano e vangano spontaneamente

Per calcolare il punteggio, conta quante volte hai scelto l’opzione a e l’opzione b

Dott.ssa Angela Varasano

Psicologa e Psicoterapeuta

Via Pitrè, 1 – angolo via Livorno