COS’E’ IL DISTURBO DI DEPERSONALIZZAZIONE – PDP

QUANDO LA FELICITA’ INTRAPPOLA
Novembre 8, 2020
PERCHÉ FUGGIAMO DALLE EMOZIONI?
Marzo 27, 2021
Show all

A molte persone è successo a un certo punto della vita di sentirsi  depersonalizzate, di avvertire un senso di estraneità verso tutto quello che fino a qualche tempo prima era sentito come familiare. 

Magari ci si alza la mattina e si fa colazione, si va a lavorare e si fanno le “solite cose” senza coinvolgimento emotivo e senza partecipazione.

Vista l’alta percentuale delle persone che a un certo punto si sono sentite depersonalizzate, il disturbo non equivale necessariamente a un disturbo patologico. l’esperienza cronica del disturbo cronico, infatti, interessa solo il 2% della popolazione. 

Ma cosa sente la persona esattamente nella Depersonalizzazione?

  • Sensazione di distacco dai propri processi mentali e/o al corpo, come se fosse una semplice spettatore
  • Compromissione in modo significativo della vita sociale e lavorativa.

Più specificamente può succedere di:

  • Sentire il vuoto dentro
  • Non riconoscersi più
  • Guardarsi dall’esterno
  • Sentirsi come un automa
  • Essere insensibile e incapace di provare emozioni
  • Sentirsi come un “morto vivente”
  • Percezione del mondo in modo alterato, diversamente da come lo percepiscono gli altri
  • Disconnessione fra la mente e il corpo
  • Sentire le cose come annebbiate e irreali
  • Passare molto tempo a interrogarsi su questioni filosofiche  o religiose (“Perchè esitiamo?”, “Esistiamo veramente?”, “Chi è che stà parlando in realtà?”, “In che epoca e in che luogo ci troviamo realmente?”)
  • Sentire il  pensiero come scollegato dal corpo
  • Sentire una voce interiore che ogni tanto, nonostante sia la propria stessa voce, si mette a conversare con noi interrompendo altri pensieri
  • Distacco dalle persone e dalle cose attorno a sé
  • Sentirsi indifferente

Queste sensazioni, tuttavia, non sempre sono persistenti. Possono durare ore o giorni o settimane o mesi.

Quando compare il disturbo?

Può comparire dopo una esperienza emotivamente intensa, come ad esempio la perdita di una persona cara o come conseguenza di un trauma (abuso, interruzione della propria identità culturale, relazioni familiari disturbate), da fattori culturali, da abuso di sostanze, da fattori neurologici (ma a questo riguardo, gli studi restano discordanti, incoerenti e inconcludenti).

La Depersonalizzaazione dal punto di vista dell’ACT – Acceptance and Commitment Therapy

  • fusione cognitiva: quando si prende per vero e si agisce in base a ciò che  la mente propone. In questo caso la terapia verrà impostata sulla de-fusione dai propri pensieri.
  • Convinzioni su di Sè: quando ci si definisce in base ai pensieri “Sono depresso”, “Sono ossessivo”, “Sono depersonalizzato”. Osserviamo come si usi il verbo EssereSe “Sono” depersonalizzato o depresso o una buona o cattiva persona, sarà difficile agire in modo diverso. Che senso avrebbe, infatti, cercare di curare la depersonalizzazione? In questo caso la terapia si occuperà di rendere consapevole la persona del fatto che la “Concettualizzazione” di Sè, non è il “Sè”; è una “valutazione” e non una “Descrizione” reale.
  • L’evitamento esperenziale: riguarda tutto ciò che si fa per evitare esperienze interne spiacevoli. Le persone depersonalizzate soffrono molto per la mancanza di chiarezza mentale e la difficoltà a sentire emozioni e sensazioni e posso quindi, conseguentemente, evitare tutte le situazioni che elicitino queste sensazioni. In tal modo si avrà quindi un sollievo momentaneo ma a lungo termine il problema non solo persisterà ma si alimenterà ancora di più. La terapia si occuperà in tal caso di rendere la persona consapevole del “costo” dell’evitamento e sull’apprendimento di abilità che realmente aiutino ad affrontare il problema; abilità realmente utili e “fattibili” (L’ACT si basa tutta sulla “fattibilità” cioè sulla utilità delle azioni )
  • Mancanza di Valori chiari: i Valori sono direzioni di vita scelti liberamente che orientano nella vita, indicano la direzione… come la bussola.  Più sono chiari, meno si sarà confusi o alla mercé di pensieri e sensazioni. Si sarà più consapevoli e capaci di operare Scelte.
  • l’Azione impegnata: è una azione scelta che rispecchia ciò che davvero conta per Sè.

Gli strumenti

dell’ACT sono tanti e variegati. Quì di seguito una metafora ACT  che illustra la fatica di vivere dovendo sopportare esperienze emotive spiacevoli e il costo delle decisioni prese sull’onda dell’emotività.

La domanda a cui risponde la metafora è: 

Sto vivendo per me stesso oppure per la depersonalizzazione e per altri disagi psicologici?

METAFORA DELL’ACT – I PASSEGGERI SULL’AUTOBUS

Immagina di essere un conducente di un autobus pieno di passeggeri, ognuno dei quali rappresenta un aspetto del tuo malessere. Un passeggero può rappresentare la difficoltà di accedere ai tuoi vissuti emotivi, un altro può rappresentare la difficoltà a prestare attenzione e a concentrarti,  un altro ancora può essere la sensazione di aver perso il contatto con la realtà, e così via. Ogni passeggero è grosso, ha un aspetto cattivo e cammina fino alla parte anteriore dell’autobus per urlarti nelle orecchie, ma nessuno di loro può oltrepassare la linea gialla (non possono veramente prendere il controllo del mezzo).  Adesso immagina che i passeggeri insistano perché tu faccia solo svolte a sinistra. Le svolte a sinistra rappresentano le cose che la depersonalizzazione ti chiede di fare  o non fare per essa (ad esempio evitare le interazioni con gli altri, evitare le responsabilità sul lavoro, evitare circostanze caotiche o imprevedibili, ecc… ). Finché effettui solo svolte a sinistra, i passeggeri se ne stanno seduti in silenzio al loro posto. Ma se decidi di fare una curva a destra, i passeggeri si alzano in piedi e ti urlano, facendosi sentire (per esempio attraverso la tua  esperienza di confusione mentale, l’insensibilità fisica ed emotiva, e così via… ). Così per accontentare i passeggeri della depersonalizzazione, tu stai ben attento a fare solo svolte a sinistra. Per un pò di tempo, questa soluzione li placa ma ben presto ti ritrovi a svoltare solo a sinistra e a girare in tondo. La depersonalizzazione stà restringendo la tua gamma di esperienze perché ha pochissima tolleranza delle emozioni intense.

Adesso imagina che tu decida di esserti stancato di vivere la tua vita girando in tondo, e quindi inizi a voltare anche a destra. I passeggeri urlano e fanno gesti osceni , minacciando o facendoti sentire triste. Alla fine, però, sei tu che hai il volante in mano e finché sei disposto a sentire qualsiasi cosa ti vogliano urlare, puoi condurre l’autobus ovunque tu voglia.  Sei libero di fare ciò che è più in linea con la persona che sei  e che vuoi essere. In breve, questa è quella che chiamiamo “flessibilità” psicologica” che significa essere disposti a  esperire un’ampia gamma di emozioni mentre ti dedichi a ciò che è importante per te. 

La metafora suggerisce che l’accettazione delle emozioni e sensazioni spiacevoli  (Acceptance) può aiutarti a vivere la vita che tu scegli di vivere.

Dott.ssa Angela Varasano

Psicologa e Psicoteraputa

via Pitrè 1, angolo via Livorno – Piazza Bologna

Roma