


La nostra mente è portata naturalmente a fornirci Ragioni, Motivazioni, Spiegazioni delle nostre azioni.
“Non sono uscito con gli amici perché ero triste”. Il perché funge quì da cerniera fra un evento interno “la tristezza” e l’azione di “restare a casa”.
Ci saranno state tuttavia altre occasioni in cui siamo usciti con gli amici nonostante la tristezza e questo è avvenuto perché accanto alle ragioni del “no”, ve ne erano delle “altre”.
Ci saranno pertanto sempre delle ragioni da una parte e altre dall’altra, ragioni pro e ragioni contro e queste sono infinite.
La tentazione è quella di pensare che basterebbe “eliminare” le ragioni “contro” e il gioco è fatto! Ma non è così semplice. La nostra mente produce sempre delle ragioni, all’infinito.
La cosa più utile è di esserne consapevoli e scegliere di agire NONOSTANTE LE RAGIONI.
Andando a guardarle più da vicino, noteremo che esse si presentano spesso come:

REGOLE “devo”, “dovrei”, “ho l’obbligo”, “è giusto”, “è sbagliato”, “non posso” “ se mi sento così… non posso fare X”, “Se faccio X, dovrei fare Y”. Questi pensieri indicano regole rigide sul modo in cui le cose dovrebbero andare, su come la vita dovrebbe essere o non essere. Il problema è quando ci fondiamo con queste regole al punto da considerarle vere in assoluto e soffrire se non ci si comporta secondo esse. “Bisogna sapere tutti gli argomenti prima di fare un esame”, “Quando esci con un ragazzo, devi sempre essere al top”, “Se non ti senti in perfetta salute, non puoi interessarti agli altri” ecc…

GIUDIZI: la nostra mente produce continuamente giudizi e valutazioni e questo è molto utile per risolvere i problemi del mondo esterno ma spesso non è per niente utile (e spesso è nocivo) per quanto riguarda il mondo interiore. “Sei cattivo”, “Sei incapace” “Non sei abbastanza”, “Sei poco coraggioso” “La vita fa schifo”, “Tutti gli uomini sono malfattori”. Non sorgerà nessun problema se trattiamo questi pensieri per quello che veramente sono: dei giudizi; ciò permetterà di porsi con distacco rispetto ad essi e quindi l’impatto sul comportamento sarà ben più lieve; diverso è se ci fondiamo con essi. In questo caso, il pensiero-giudizio “Sei incapace” non sarà più un giudizio della nostra mentre ma saremo davvero incapaci e probabilmente agiremo come tali.

PASSATO: la nostra mente ci presenta anche spesso vecchie storie, ricordi, problemi del passato. “Come mai le cose sono andate così? Non sarebbe dovuto succedere!”, “Come erano belli i vecchi tempi prima che il problema succedesse…”. E inizia così la ruminazione (come i ruminanti rimasticano lo stesso cibo, così l’uomo “rimastica” gli stessi pensieri ancora e ancora). Anche in questo caso, è utile non fondersi con questi pensieri ma lasciarli lì senza dar loro retta, lasciarli sullo sfondo (mai cercare di eliminarli attivamente, li si rafforzerebbe)

FUTURO: quando il pensiero fugge nella fantasia in un tempo futuro magari immaginando una vita migliore oppure preoccupandosi eccessivamente di qualcosa producendo, così, ansia. “Andrà bene?”, “E se succede la tal cosa?”, “E se mi blocco?” ecc…
La risposta a tutto questo è LA DEFUSIONE dalle ragioni, dal passato/futuro, dai giudizi, dalle regole.
Una strategia di defusione è modificare l’uso del linguaggio. Si prenda in analisi la parola “MA”. La frase “Volevo uscire MA avevo l’ansia”, inserisce un elemento di “esclusione”. Un “Aut-Aut” un “O -O”. Allora: “O” esco, “O” ho l’ansia. Non è possibile uscire E avere l’ansia.
La parola “Ma”, inoltre, crea opposizione anche fra pensieri ed emozioni, fra pensiero e azione fra emozione ed emozione…
Meglio sarebbe l’uso della “E”: “Ho l’ansia E studio”, “Ho l’ansia E vado in palestra”, “Ho l’ansia E continuo a restare alla festa”.
Un altro modo per defondersi è quello di notare LE VALUTAZIONI di cui è intriso il nostro pensiero/linguaggio. Spesso il pensiero fuso è pieno di parole in opposizione come
Buono – cattivo
Giusto – ingiusto
Corretto – sbagliato
Il problema è che queste valutazioni del pensiero fuso sono considerate come DESCRIZIONI e quindi come delle verità oggettive.
Già GALILEO parlava della differenza fra “qualità primarie” e “qualità” secondarie degli oggetti; le qualità primarie riguardano l’oggetto in sé e sono perciò reali mentre le qualità secondarie ineriscono il rapporto fra l’oggetto e il soggetto per cui sono attribuite all’oggetto dal soggetto che percepisce.
Si pensi a una tazza: se la tazza è di ceramica o di metallo, continuerà ad avere queste caratteristiche anche se non c’è nessuno che la percepisce. Se invece la tazza è “bella” o “brutta”, allora lo sarà solo se c’è un soggetto che la considera tale. Si riferisca ora questo alla persona: se VALUTO che quella data persona/situazione o anche me stesso/a come “cattivo/incapace/imbranato/immeritevole” ecc (= VALUTAZIONI che la mia mete dà a me stesso-persona) ma considero quelle VALUTAZIONI come DESCRIZIONI (cioè le considero come qualità primarie e non secondarie), allora io = cattivo/incapace/imbranato/immeritevole .
Cosa fare? Anzitutto si può riconoscere che quelle sono VALUTAZIONI e NON DESCRIZIONI.
Si può
CATALOGARE, cioè etichettare il processo verbale nel modo seguente: l’affermazione
“Sono una persona cattiva” si trasforma in ——> ”Sono una persona e mi sto valutando cattiva” oppure:
“Sono ansioso” si trasforma in ———-> “Provo un’emozione chiamata ansia”
“Sono terrorizzato da qui ricordo” si trasforma in —-> “Sono una persona e sto vivendo il ricordo di essere stata aggredita da X e l’emozione che provo è la paura”
Questo “fare a pezzi” il linguaggio permette di distanziare IL PENSIERO dal PENSATORE
Dott.ssa Angela Varasano
Psicologa e Psicoteraputa
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