I VALORI COME GUIDA PER VIVERE UNA VITA RICCA E SIGNIFICATIVA

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Secondo il modello ACT – Acceptance and Commitment Therapy – anche dove c’è dolore e sofferenza, c’è l’opportunità di trovare un significato, uno scopo e una vitalità. 

Cercare, infatti, di lottare con pensieri ed emozioni spiacevoli, per quanto nel breve periodo possa riuscire nell’intento di “disfarsene”, non è così a lungo temine. Spesso l’individuo ha provato ogni tipo di strategia a tal proposito: farmaci, droga, cibo, isolamento, biasimo dei genitori o comunque “gli altri”,  impegno nel lavoro, ricerca anche ossessiva delle cause, restare a letto, lasciarsi andare, evitare situazioni difficili, distrarsi, non curarsi della sua persona e così via…

Eppure, ciò  nonostante, i pensieri spiacevoli, i ricordi, le sensazioni, le emozioni, le cognizioni, con l’aiuto del linguaggio, sono “ancora lì”.

Cosa fare, dunque? 

Il modello ACT insegna ad accettare piuttosto che combattere, dove per accettare non si intende subire; è chiaro che per nessuno è piacevole accettare pensieri e sensazioni difficili. Quello che va fatto, però, è smettere di operare un controllo (fallimentare) e vivere il momento presente, il “qui ed ora”, con flessibilità e consapevolezza (mindfulness)

Da qui, la possibilità di usare la sofferenza come trampolino per creare vite ricche e significative. 

Come? 

Anzitutto, interrogandosi su quelli che sono i propri Valori ed Impegnarsi per realizzarli. Si badi bene: i Valori, secondo l’ACT, non sono obiettivi. Sono piuttosto la direzione verso cui si tende; gli obiettivi sono semplicemente la traduzione concreta dei Valori. Questi ultimi sono asserzioni su cosa si vuole fare per la propria vita, princìpi guida per le azioni,  precursori (vengono prima) degli obiettivi. Ad es.: “diventare un dottore” non è un Valore; essere compassionevoli, umani, attenti al paziente in quanto persona e non solo come malato, portare entusiasmo e vitalità nella propria professione, sono dei Valori. Essi sono dunque desideri profondi del proprio cuore, delle qualità desiderate che riguardano un agire continuativo (non occasionale, dunque); 

“Come devo comportarmi per essere compassionevole e attento nei confronti dei miei pazienti? Nel profondo del mio intimo, cosa è importante per me? Per cosa mi voglio impegnare?”.

Volere amore, rispetto e gentilezza non sono Valori perché non riguardano noi ma gli altri; i Valori non sono neanche sentimenti e nemmeno  regole morali (infatti prescindono da cosa è giusto o sbagliato), non vanno giustificati, sono “nostri” e sono liberamente scelti. 

Per comprendere come sia possibile vivere una vita ricca e degna anche in situazioni di sofferenza, si faccia riferimento al libro di Viktor Frankl, Uno Psicologo nei Lager,in cui il neurologo e psichiatra austriaco di origini ebraiche, sopravvissuto al lager, spiega come si possa vivere pienamente anche in condizioni disumanizzanti e, anzi, proprio a partire da quelle. Egli si contrappone quindi alla concezione naturalistica secondo la quale l’uomo è il prodotto delle condizioni biologiche e sociali nelle quali è immerso, anzi, niente può impedire all’uomo di decidere chi diventare. Di fronte alla vita del lager, si può decidere di lasciarsi vincere dalla fame, dal sonno, dalla paura, dal tormento e lasciando che la propria vita spirituale si degradi a livelli miserabili, diventando apatici o lottare per la sola sopravvivenza, oppure si può “creativamente” accettare il proprio destino per elevarsi spiritualmente.

Di seguito una tecnica terapeutica, fra le tante, per chiarire i Valori

L’ottantesimo compleanno (di Huss Harris)

Terapeuta: immagina il tuo ottantesimo compleanno e pensa a tre diverse persone a cui tieni molto che si alzino per fare un discorso su di te. Ricorda che la situazione è immaginaria e che quindi le persone possono anche non essere reali o in vita (possono esserci anche figli che si immagina avere in futuro) e che le cose che dicono non debbono per forza essere logiche; lo scenario è fantastico. Chiediti come vorresti che ti descrivessero. Cerca di fare in modo che la tua mente non interferisca con quello che le persone dicono

Paziente: Ok

Terapeuta: Ti invito a trovare una posizione comoda, a chiudere gli occhi o a fissare un punto davanti a te… respira concentrandoti sull’aria che esce ed entra dal polmoni.. attraverso le narici… nota che mentre entra è più fresca e un pò più calda quando esce… ora lascia che il ritmo del respiro trovi il suo ritmo naturale e non controllare… immagina il tuo ottantesimo compleanno ideale… non prevedere realisticamente… ma fantastica un modo ideale, come se per magia potessero avverarsi tutti i tuoi sogni… ci sono tutti quelli che contano per te…amici, parenti partner, genitori, figli, colleghi… puoi immaginare un piccolo e intimo spazio di casa o anche un locale pubblico … ora immagina che una di quelle persone si alzi e faccia un discorso su di te.. un breve discorso.. tre o quattro frasi…parlando di ciò su cui ti sei impegnato nella vita… cosa significhi per loro…il ruolo che hai svolto nella sua vita e immagina che dica ciò che dalla profondità del tuo cuore vorresti che dicesse.

Lo stesso si ripete per altre due persone, permettendo al paziente di scegliere CHI parlerà.

Terapeuta: questo esercizio potrebbe provocarti emozioni, pensieri e sentimenti spiacevoli e dolorosi o anche caldi e amorevoli.  Prenditi quindi un attimo per osservare quello che senti.. (40 o 50 secondi); nota il tuo corpo sulla sedia, nota i suoni che puoi sentire, apri gli occhi e nota ciò che puoi vedere e… bentornato!

A questo punto si analizza ciò che è successo: cosa ti dice questo su ciò che davvero conta per te? Come la tua mente ha cercato di interferire con l’esercizio? (fusione)  Come ti sei sganciato? (defusione) Quali sentimenti ti ha mostrato? Sei riuscito a far loro spazio? (accettazione) Hai lottato con essi?

Dott.ssa Angela Varasano

Psicologa/Psicoterapeuta

cell.: 3282014655