


A molte persone è successo a un certo punto della vita di sentirsi depersonalizzate, di avvertire un senso di estraneità verso tutto quello che fino a qualche tempo prima era sentito come familiare.
Magari ci si alza la mattina e si fa colazione, si va a lavorare e si fanno le “solite cose” senza coinvolgimento emotivo e senza partecipazione.
Vista l’alta percentuale delle persone che a un certo punto si sono sentite depersonalizzate, il disturbo non equivale necessariamente a un disturbo patologico. l’esperienza cronica del disturbo cronico, infatti, interessa solo il 2% della popolazione.
Ma cosa sente la persona esattamente nella Depersonalizzazione?
Più specificamente può succedere di:
Queste sensazioni, tuttavia, non sempre sono persistenti. Possono durare ore o giorni o settimane o mesi.
Quando compare il disturbo?

Può comparire dopo una esperienza emotivamente intensa, come ad esempio la perdita di una persona cara o come conseguenza di un trauma (abuso, interruzione della propria identità culturale, relazioni familiari disturbate), da fattori culturali, da abuso di sostanze, da fattori neurologici (ma a questo riguardo, gli studi restano discordanti, incoerenti e inconcludenti).
La Depersonalizzaazione dal punto di vista dell’ACT – Acceptance and Commitment Therapy
Gli strumenti
dell’ACT sono tanti e variegati. Quì di seguito una metafora ACT che illustra la fatica di vivere dovendo sopportare esperienze emotive spiacevoli e il costo delle decisioni prese sull’onda dell’emotività.

La domanda a cui risponde la metafora è:
Sto vivendo per me stesso oppure per la depersonalizzazione e per altri disagi psicologici?
METAFORA DELL’ACT – I PASSEGGERI SULL’AUTOBUS
Immagina di essere un conducente di un autobus pieno di passeggeri, ognuno dei quali rappresenta un aspetto del tuo malessere. Un passeggero può rappresentare la difficoltà di accedere ai tuoi vissuti emotivi, un altro può rappresentare la difficoltà a prestare attenzione e a concentrarti, un altro ancora può essere la sensazione di aver perso il contatto con la realtà, e così via. Ogni passeggero è grosso, ha un aspetto cattivo e cammina fino alla parte anteriore dell’autobus per urlarti nelle orecchie, ma nessuno di loro può oltrepassare la linea gialla (non possono veramente prendere il controllo del mezzo). Adesso immagina che i passeggeri insistano perché tu faccia solo svolte a sinistra. Le svolte a sinistra rappresentano le cose che la depersonalizzazione ti chiede di fare o non fare per essa (ad esempio evitare le interazioni con gli altri, evitare le responsabilità sul lavoro, evitare circostanze caotiche o imprevedibili, ecc… ). Finché effettui solo svolte a sinistra, i passeggeri se ne stanno seduti in silenzio al loro posto. Ma se decidi di fare una curva a destra, i passeggeri si alzano in piedi e ti urlano, facendosi sentire (per esempio attraverso la tua esperienza di confusione mentale, l’insensibilità fisica ed emotiva, e così via… ). Così per accontentare i passeggeri della depersonalizzazione, tu stai ben attento a fare solo svolte a sinistra. Per un pò di tempo, questa soluzione li placa ma ben presto ti ritrovi a svoltare solo a sinistra e a girare in tondo. La depersonalizzazione stà restringendo la tua gamma di esperienze perché ha pochissima tolleranza delle emozioni intense.
Adesso imagina che tu decida di esserti stancato di vivere la tua vita girando in tondo, e quindi inizi a voltare anche a destra. I passeggeri urlano e fanno gesti osceni , minacciando o facendoti sentire triste. Alla fine, però, sei tu che hai il volante in mano e finché sei disposto a sentire qualsiasi cosa ti vogliano urlare, puoi condurre l’autobus ovunque tu voglia. Sei libero di fare ciò che è più in linea con la persona che sei e che vuoi essere. In breve, questa è quella che chiamiamo “flessibilità” psicologica” che significa essere disposti a esperire un’ampia gamma di emozioni mentre ti dedichi a ciò che è importante per te.
La metafora suggerisce che l’accettazione delle emozioni e sensazioni spiacevoli (Acceptance) può aiutarti a vivere la vita che tu scegli di vivere.
Dott.ssa Angela Varasano
Psicologa e Psicoteraputa
via Pitrè 1, angolo via Livorno – Piazza Bologna
Roma