C’E’ TANTA VITA IN UN MOMENTO DI DOLORE QUANTO IN UN MOMENTO DI GIOIA (Steven Hayes)

PERCHÉ FUGGIAMO DALLE EMOZIONI?
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LE RAGIONI CHE CI GIUSTIFICANO
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Siamo presenti al nostro vivere? Riusciamo ad essere appagati da ogni singolo istante della nostra vita? O rifuggiamo invece dal dolore, dall’ansia, dall’angoscia, dalla tristezza o da tutte quelle emozioni che la nostra società considera “negative”?

 “PENSARE POSITIVO!” Ci viene detto costantemente e, se da piccoli qualche volta eravamo tristi o silenziosi, non ci veniva immediatamente detto di “tirarci su”? In questo caso avremmo potuto o potremmo ancora fare pensieri come: 

  • Perché mi sento così?
  • Cosa ho fatto per meritarmi questo?
  • Perché sono così?
  • Non ce la faccio!
  • Non dovrei sentirmi così!
  • Vorrei non sentirmi così

Si mette in atto un vero e proprio INTERRUTTORE DELLA LOTTA

 un meccanismo nella nostra mente che, quando è acceso, si mette a combattere con le emozioni ritenute spiacevoli; qualunque malessere sperimentiamo,  lo combattiamo strenuamente e facciamo di tutto per evitarlo. Insomma, ci agitiamo e, come nelle sabbie mobili, più lo facciamo, più scendiamo in basso. Quando invece l’interruttore della lotta è spento, se compare un’ emozione ritenuta negativa come ad esempio l’ansia, lasciamo che questa attraversi il nostro corpo, la lasciamo salire e scendere. Senza interruttore della lotta, avremo un livello di dolore fisiologico, un “dolore pulito”, senza appesantirlo e aumentandolo con la lotta così da farlo diventare un “dolore sporco”.

COME si risponde di solito alle emozioni “negative”? Con l’EVITAMENTO ESPERENZIALE, cioè con l’ evitamento di emozioni, ricordi, sensazioni che la nostra mente definisce come “pericolose”.

Quali sono i modi che di solito vengono scelti per “evitare”’, scappare, fuggire, fare come se il dolore non ci fosse?

  • SOSTANZE, AUTOLESIONSMO, ALTRE STRATEGIE: cibo, famaci,  droghe, tentativi di suicidio, rischi spericolati, dormire in modo eccessivo
  • TRANQUILLIZZARSI: distrarsi con attività come guardare la TV, fare shopping, stare ore e ore davanti al cellulare o al computer…
  • FUGA: scappare  da situazioni, persone, attività, luoghi
  • PENSARE: incolpare gli altri, preoccuparsi, ritirare fuori il passato,, fantasticare, pensare positivo, fare autocritca,  analizzare, cercare di dare un senso, dibattere con se stessi, pretendere che non sia importante. Es. “ che cosa succederebbe se… “, “ se solo… “, “Perché io?”, “Non è possibile!” …

COSA NON VA NELLE STRATEGIE DI EVITAMENTO? ——> danno un sollievo nell’immediato, ma non funzionano a lungo temine! Anzi, spendiamo tanto tempo ed energie in strategie di controllo da alimentare sempre più il problema e allontanarci dai veri scopi della nostra vita.

METAFORA DELLA SCACCHIERA

Per capire quanto sia inefficace combattere i pensieri “negativi” e sostituirli con quelli “positivi”, qui di seguito la metafora della scacchiera:

Immaginiamo una scacchiera dove i pezzi bianchi sono i pensieri positivi e i pezzi neri quelli negativi. Cerchiamo di far avanzare i pezzi bianchi ed eliminare i pezzi neri. Ma c’è un numero infinito di pezzi bianchi e pezzi neri (pensieri positivi e negativi). Per quanti pezzi neri si eliminano, ne compariranno sempre altri. Esempio:

Pezzo bianco “Sono un bravo genitore”—-> pezzo nero “Eh ma non lo sei abbastanza, ieri hai urlato ai tuoi bambini”

Pezzo bianco “Sono un bravo insegnante” —-> pezzo nero “Non lo sei! Non sempre fai delle eccellenti lezioni!”

SE trascorriamo la nostra vita cercando di fare vincere i bianchi contro i neri, sprecheremo tempo ed energia nel tentare di vincere una battaglia che non potrà mai essere vinta!

QUAL E’ LA SOLUZIONE? —- > IMPARARE AD ESSERE COME LA SCACCHIERA: essa è a contatto intimo con i pezzi ma non è coinvolta nella lotta. Eppure è sempre lì. Questa prospettiva viene chiamata nell’Acceptance and Commitment   Therapy (ACT)  il SE’ CHE OSSERVA 

ESERCIZIO DEL SE’ CHE OSSERVA

Puo’ essere utile allenarsi a guardare le cose dal punto di vista del Sè che osserva, con l’esercizio di seguito proposto:

Siediti in posizione eretta e i piedi ben appoggiati per terra. Chiudi gli occhi. Nota il tuo respiro che entra ed esce dai polmoni. E mentre fai questo, sii consapevole di ciò che stai notando.  C’è il tuo respiro e ci sei tu che lo stai osservando. Il tuo respiro cambia in continuazione.. a volte più lento, a volte più veloce, a volte più superficiale, a volte più profondo. Ma la parte di te che nota il tuo respiro, non cambia . Questo è il tuo Sè che osserva. 

Ora nota i tuoi pensieri: la tua mentre ronza, analizza, dibatte.. fa un passo indietro e osserva la tua mente che pensa; dove sono i tuoi pensieri? Si muovono? Sono fermi? Sono davanti o dietro di te? Sopra o sotto la tua testa? Mentre osservi i tuoi pensieri, sii consapevole del fatto che li stai notando. Ci sei tu che li osservi e ci sono loro, i tuoi pensieri. I tuoi pensieri cambiano in continuazione, ma il “te” che li osserva, no. E’ sempre uguale e non cambia, è lo stesso di quando eri piccolo.. e sarà sempre così. Non cambia mai. Ora nota il tuo corpo sulla sedia… E sii consapevole del fatto che stai notando la tua posizione sulla sedia. C’è il tuo corpo, e ci sei tu che lo stai osservando. Il tuo corpo cambia.. ma quel “te” che lo osserva non cambia mai. E ora nota le sensazioni e le emozioni che stanno attraversando il tuo corpo… come cambiano… forse sono spiacevoli o piacevoli. Nota che le stai notando e sii consapevole del fatto che ci sono le tue emozioni e sensazioni, e ci sei tu che le stai osservando. E nota come anche i ruoli che rivesti cambiano in continuazione: sei figlio/a, madre, padre, sorella, fratello, professore, alunno, paziente… ma c’è quel “te” che nota tutti questi ruoli, che non cambia mai. Questo è il Sè che osserva. 

Dott.ssa Angela Varasano

Psicologa e Psicoterapeuta

Via Pitrè, 1 – Angolo via Livorno

(Piazza Bologna)

Roma