

Se non crederai in te stesso, nessuno lo farà al posto tuo

Non lo farò/Non posso farlo/Voglio farlo/Come posso farlo?/Proverò a farlo/Posso farlo/Lo farò/L’ho fatto!
Autostima significa avere una valutazione positiva di se stessi.
1800 E’ stata studiata fin dal 1800 e precisamente da William James, che ne dette una prima definizione, legata al successo e alle aspettative. Una persona ha una Autostima più alta quando le sue azioni soddisfano le sue aspettative. In questo senso l’Autostima si configura come qualcosa di intra-individuale, senza alcuna relazione con l’ambiente esterno.
1900 All’inizio del Novecento, Charles Horton Cooley affermerà invece che la valutazione del nostro “Io” dipende dalla maniera in cui ci viene riflesso dagli altri il nostro comportamento. Nella Sua opera Human Nature and the Social Order (1902) egli espone il concetto di Io riflesso, secondo cui l’Io di una persona è il risultato delle interazioni sociali e di ciò che gli altri percepiscono di noi.

IL concetto di sé viene concepito come connesso con l’ambiente nel senso che l’opinione degli altri contribuirebbe a costruire e a mantenere l’idea del nostro Io.
Come si può vedere nel disegno, una persona è di fronte a quattro specchi, ciascuno dei quali rimanda un’ immagine differente, secondo, appunto, quattro diversi punti di vista. Questo spiegherebbe la nostra tendenza ad agire in un determinato modo secondo la percezione che gli altri poterebbero avere di noi.
Da sinistra verso destra:
Le fasi sono 3:
Il risultato è che le persone cambiano il loro comportamento secondo ciò che pensano essere il giudizio degli altri, anche se questo non è necessariamente vero.
1965 Anche per Morris Rosenberg le reazioni degli altri influenzano il concetto di Sè. Nel 1965 pubblicò un’opera intitolata “Society and the adolescent’s self-image” in cui introduceva la sua scala di misurazione dell’Autostima i cui Item sono:
Inferiore a 15—> autostima molto bassa
Fra 15 e 30 —> autostima normale, tendente al basso
30 punti —> autostima equilibrata e salutare propria di una persona soddisfatta della propria vita ed emozionalmente stabile
Superiore a 30 —> autostima molto alta
40 —> se l’autostima è così alta, potrebbe significare che la persona si sopravvaluta e non è capace di riconoscere i propri errori e i propri limiti
Vennero studiati più di cinquemila studenti della scuola superiore diversi per religione, nazione, classe sociale per capire gli effetti dei gruppi sociali (dalla famiglia al vicinato ai piccoli gruppi sociali) sull’immagine di se stessi.
1976 L’approccio integrazionista (L’Autostima dipende o comunque è condizionata dalla interazione fra noi e gli altri) è stato successivamente (1976) ripreso da Bloom relativamente al sé scolastico.
Nel 1983 Susan Harter ha descritto il “Modello cognitivo del Sè”, dove l’elemento centrale per l’Autostima è costituito dal Sè, cioè la struttura centrale della personalità e l’essenza stessa dell’individuo, deputata a regolare i processi psicologici, cognitivi, quelli legati al controllo e alla consapevolezza.
Indispensabile è, secondo la Harter, l’attenzione positiva degli altri significativi.
1992 Il concetto di Sè venne poi criticato dai comportamentisti, specialmente da Skinner, il quale afferma che il Sè non è qualcosa di osservabile; ciò che è osservabile è invece il comportamento, ciò io faccio e tu fai, non il “tu” e l’”Io”. Da ciò ne deriva che, se a un dato comportamento segue un rinforzo positivo, quel comportamento tenderà a ripetersi.